Non c’è niente da fare, questa sera non riesco a non essere triste. La morte di Ennio Morricone a me lascia un vuoto, così come me lo lasciavano molte delle sue colonne sonore quando durante l’ascolto, giungevo all’ultima nota e poi il silenzio, che per lui era ancor più musicale della musica stessa.
Ennio Morricone è ovunque mi volti se parliamo di musica e poi di cinema, ha lasciato la sua impronta praticamente in tutto. Se prendiamo le composizioni di musica leggera ha composto per Edoardo Vianello, Luigi Tengo, Gianni Morandi, Gino Paoli, Mina, Sergio Endrigo, Pier Paolo Pasolini, Zucchero, Angelo Branduardi, Domenico Modugno e tanti altri. Se prendiamo gli arrangiamenti non ne parliamo si va da Sapore di Sale di Gino Paoli a Questo piccolo grande amore di Claudio Baglioni, attraversando una miriade di collaborazioni che hanno generato grandi successi della musica Italiana dagli anni sessanta del secolo scorso a oggi. Non entro nel merito delle opere liriche, sinfonie e il resto delle composizioni orchestrali, Morricone scriveva musica tutti i giorni, il suo maggior terrore era quella di svegliarsi una mattina e non esserne più capace, impossibile elencarle tutte.
Tuttavia da appassionato di musica e cinema quale sono, magari posso dire qualcosa in più riguardo questo tema, Ennio Morricone infatti non è soltanto colui che ha composto le colonne sonore più belle della storia del cinema ma qualcosa in più. Ennio Morricone è Noodles che invita a cena Deborah e prenota un intero ristorante solo per lei, è Tuco Ramirez che corre tra le tombe alla ricerca dei duecentomila dollari, mentre il Biondo lo guarda sorridendo, è Juan Miranda che guarda Mallory esplodere, è Padre Gabriel che suona l’oboe agli indigeni dell’Amazzonia mentre sullo sfondo si stagliano le incredibili cascate di Iguazu, è Leo Nuvolone che rompe il fiasco dell’olio sulle strisce pedonali mentre si prepara per andare dalla mamma a Ladispoli, è Salvatore che, oramai adulto e famoso, guarda gli spezzoni dei baci tagliati a causa della censura che Alfredo gli ha confezionato e conservato durante tutta la sua vita, è Jimmy Malone ucciso dal sicario di Al Capone, è Nessuno che aiuta Jack Beauregard a entrare nei libri di storia, è la bellissima Claudia Cardinale che scende dal treno e entra nella stazione di Flagstone mentre il dolly di Sergio Leone sale in parallelo al crescendo della musica di Ennio e appare, oltre la stazione, l’epopea western, è Paolo Stoppa che guida il calesse nel gran canyon e mentre lo scrivo, cazzo quasi mi viene da piangerci, esiste qualcosa di più commovente della voce della Soprano che imita il vento accompagnata dai violini? No, non credo.
Nel duemilasette, Piero Pelù era il direttore artistico dell’Estate Fiorentina e nel programma inserì Ennio Morricone. Il maestro diresse l’orchestra Nuova Roma Sinfonietta e il Coro Lirico Sinfonico Romano durante un concerto al Piazzale Michelangelo. Immaginatevelo, il tramonto che cala, rosso su Firenze, mentre una dopo l’altra sfilano le musiche più belle della storia del cinema, io solo a ripensarci in questo momento in cui lo scrivo, ho la pelle d’oca. Seduto in terza fila, restai con la bocca aperta per tutto il tempo, come un bambino. Su quel palco, per me e per molti altri, non ci fu solo quell’incredibile orchestra guidata dal maestro, ma apparvero uno dopo l’altro, nascosti tra quelle bellissime note, tutti gli eroi menzionati prima e tanti, davvero tanti altri che qui non ho elencato.
A concerto finito, il maestro scese dal palco e se ne andò, l’uscita dal backstage era sulle scale che danno verso Forte Belvedere, anche io scendevo di là a dividerci solo le transenne. Io, tre mattonelle e la storia del cinema. Allungai la mano, me la strinse, ne strinse altre, poi timido, riservato come è stato fino all’ultimo, sparì nella notte.
Concludo qui, il resto lo ha detto lui nel suo necrologio, io sono ancora in estasi per tutto l’oro che ci ha donato in questi anni di duro lavoro e creazione, grazie, Ennio Morricone.