Mia figlia Livia è già una piccola donna. Oramai non chiede più le cose direttamente, piuttosto mi dà degli input subliminali per farmi capire che cosa vorrebbe fare o avere. Io con la lentezza che caratterizza gli uomini, anche i più arguti, ci ho messo una settimana a intuire che cosa desiderasse questa volta. Prima ha introdotto l’argomento giocando con le bambole e facendo finta di portarle dal parrucchiere, poi ha incominciato a farmi notare quanto erano belli i capelli di sua nonna, a dirmi che le piacevano un sacco e che li avrebbe voluti corti come i suoi, infine quando proprio non sapeva più come fare a farmi capire che avrebbe voluto tagliarsi i suoi lunghissimi capelli, che tra parentesi adoro, mi ha detto – Ma non pensi che starei meglio con i capelli un pochino più corti?

Così ho chiamato sua mamma, le ho chiesto se le avesse confidato di volersi tagliare i capelli e lei mi ha risposto – Ma ancora non ti ha chiesto niente? È da una settimana che mi dice che vorrebbe tu la portassi a tagliarsi i capelli! – Ho riso, dopodiché appena attaccato il telefono ho chiamato la mia parrucchiera e le ho chiesto un appuntamento, qui a Marsiglia ci sono ancora in vigore le norme per il Covid.

Il giorno dopo quando siamo arrivati al negozio, lei non stava nella pelle, mentre seduti fuori su una panchina aspettavamo il nostro turno, non faceva che ripetermi come avrebbe voluto farsi tagliare i capelli, la lunghezza e tutto il resto. Elodie ci ha chiamati dentro al negozio qualche minuto dopo il nostro arrivo, l’ha portata ai lavandini, le ha messo una vestaglina bianca con un Carlino stampato sopra, che lei subito ha adorato, ed ha incominciato a lavarle i capelli. Io davanti a lei le facevo le foto che in tempo reale mandavo a sua madre. Livia sorrideva ed io ero talmente preso da quel sorriso che rispondevo di sì ad ogni domanda della parrucchiera – Le faccio lo shampoo? le metto il balsamo? le passo anche un po’ di questo prodotto per fortificare i capelli? che dici le do anche questa crema? – come a dire, falle quello che vuoi basta che duri visto quanto è felice.

Una volta finito di lavarla, l’ha portata davanti allo specchio per il taglio. Livia le ha spiegato come voleva i capelli e poi si è messa ferma muovendo la testa solo quando lei glielo domandava – Livia ma a chi li hai visti i capelli così? In un cartone animato? In un film? A un’amichetta? – le ha chiesto Elodie mentre tagliava – A mia nonna ha risposto lei sorridendo! – ci siamo messi entrambi a ridere. La parrucchiera le ha tagliato i suoi bellissimi capelli biondi, le ha fatto l’acconciatura e infine le ha spalmato un altro prodotto per i capelli dei bambini, ovviamente dopo avermi chiesto il permesso.

Alla fine del lavoro, Livia era soddisfatta, si guardava allo specchio come una diva, e quando è scesa dalla sedia ha continuato a guardarsi riflessa nel vetro della porta aspettando che io pagassi il conto. Elodie ha sorriso e mi ha detto – E’ proprio contenta, gli piacciono i capelli così, è raro…di solito quando li taglio alle bimbe di quell’età dopo piangono… – poi ha alzato gli occhi al cielo, mi ha guardato e ha continuato – beh dunque, c’è lo shampoo, il balsamo, il coso, il secondo coso, il taglio, l’ultimo prodotto…dai via dammi trentacinque euro e siamo a posto così…

Sono uscito da quel negozio e per tutto il tragitto percorso per arrivare all’auto il mio cervello è stato incapace di pensare ad altro che alla frase – Trentacinque maledettissimi euro! Io al massimo ne ho spese diciannove per me. Ho scosso la testa, poi guardando Livia l’ho vista sorridere e specchiarsi nelle vetrine che davano sul marciapiede – Vabbé almeno è contenta… ma cazzo trentacinque euro per tagliare tre capelli da quella microscopica testolina sono proprio un furto!