Ci sono alcuni sabati durante i quali, ci perdiamo nella dolcezza di un addio improvviso, doloroso, triste. Questo ho pensato oggi, quando improvvisamente è arrivata l’odiata telefonata e la notizia che tu eri mancato ha colpito il mio cuore.

Per me è stato come vedere ancora la gora del mulino perduto tra i monti e la pergola di uva americana, dalla quale sfuggivano al verde delle foglie, grappoli ricolmi di acini talmente dolci, da non poter resistere dal mangiarne fino a sazietà. È stato come percorrere in bicicletta il lungo viale sterrato che portava fino alla tua cascina, coi campi di grano a ondeggiare, mossi dal vento, a brillare dorati, illuminati dal sole.

Ti ho sentito vicino caro Dario, attraverso gli occhi dell’anziana Anna che di lacrime ne ha versate tante, fuori e dentro gli occhi, settant’anni insieme son talmente tanti, da richiedere nubifragi di tristezze per esser celebrati.

E adesso, adesso che la mezzanotte è quasi raggiunta e che questo terribile giorno finalmente volge al termine, sento il dovere di salutarti a modo mio, che davanti ai cipressi scuri che circondavano la tua casa, le coccole non son mai mancate, sia quelle cadute dai celebri alberi che a Carducci sembravan giovinetti e a me ricordano losche figure, tetre e tristi, sia quelle del cuore, dei tuoi abbracci. 

Sei tornato a far parte dell’universo dal quale, quasi un secolo fa, sei arrivato e adesso sarai ovunque. I bambini dicon che i nostri cari salgono in cielo e diventano stelle, anche qualche adulto lo pensa, ogni tanto. A me basta sapere tutto ciò che Anna mi ha detto, trattenuta in un singhiozzo lungo tutta la vostra esistenza insieme – quando è successo era, tranquillo, il viso sereno, soddisfatto… – sapere che eri appagato, soddisfatto della tua esistenza, riempie il mio cuore, mi fa sentire meno triste, è un lieve conforto…che non ci saremmo salutati, ma l’ultimo nostro abbraccio durerà un eternità, buon viaggio.