Domeniche tra pigrizia e critica sociale

C’è qualcosa di meravigliosamente trasgressivo nella domenica che non vede l’alzarsi dal letto, che non prevede limiti al tempo dell’ozio. Avvolto nelle lenzuola calde, mi giro abbracciando il cuscino e registro questo pezzo sullo smart-phone, segretaria a basso costo dei tempi moderni. Erotismo provinciale, ribellione al giorno che nasce, pace dei sensi e del corpo che disteso, gode e duole, a seconda delle posizioni prese.

C’è il sole fuori, ma è un sole incerto, parrebbe pure lui un po’ indeciso se splendere o riposarsi, se scaldare l’universo intorno a sé o lasciar perdere, mandare a fanculo chiunque e spegnersi improvvisamente per qualche ora, in modo da godere del suo calore interiore, tenerlo tutto per sé. Da qualche parte qualcuno cucina. L’odore arriva dalla finestra che ho lasciato un poco aperta ieri sera, profumo di cipolla soffritta, è mezzogiorno passato, l’ora del pasto, quella in cui non chiamare. Scorro la rubrica, mentre contemporaneamente registro il pezzo sul telefono. Cerco disperatamente qualcuno al quale rompere i coglioni proprio adesso, ma non mi viene in mente nessuno, tra i miei conoscenti, che possa rispondere davvero stizzito al telefono, in modo da accendere in me una certa ilarità. Così rompo i coglioni a voi che leggete.

Ieri hanno ancora manifestato i no-mask, contro quella che chiamano la dittatura sanitaria. Li apostrofiamo come ignoranti, quando li osserviamo, quando ascoltiamo quello che hanno da dire, purtroppo però, riflettendoci, non sono i soli ad esserlo e non sono loro quelli che dovrebbero spaventarci di più. Per esempio, ieri sera, mentre guardavo un programma di approfondimento su La7, ho assistito a un dibattito tra politici e economisti, impegnati a commentare l’app per telefono immuni, che non mi è sembrato troppo diverso dalle discussioni tra i negazionisti. La grande particolarità della discussione infatti, punto in comune tra tutti i presenti in studio, era che nessuno avesse scaricato e provato davvero l’app di cui parlavano, immuniallapp, appunto. Le persone presenti, discorrevano e esprimevano giudizi su una cosa che non conoscevano, per sentito dire, per credenze personali. Discussioni sul niente, in un programma di approfondimento giornalistico, con persone facenti parte il governo o aventi rapporti con esso. Sono rimasto talmente stupefatto dall’approssimazione e dall’inutilità della discussione e degli argomenti presentati al pubblico, che subito mi sono chiesto, se gli invitati a quella trasmissione fossero così diversi da coloro che in piazza, qualche ora prima, manifestavano le loro idee negazioniste, se siano diversi dai terrapiattisti, o da quelli di Qanon o come cazzo si scrive. Ignoranza da una parte, ignoranza dall’altra, sempre di ignoranza parliamo.

Ascoltiamo un po’ tutti, politici di destra o di sinistra, manifestanti, invasati, a volte ci incazziamo, troppo spesso ne ridiamo. È un mondo strano, quello in cui viviamo, è un mondo che non prende niente veramente sul serio, un mondo dove si ironizza su tutto, ed il problema è che questo scherzare non ha come fine il divertimento, è piuttosto un modo per esorcizzare, per nascondere la gravità dei problemi.

Diciamo, per esempio, che fa più approfondimento e cronaca, Maurizio Crozza con le sue battute, piuttosto che un giornalista qualsiasi. Probabilmente è vero, ma la notizia sbrindellata e sbattuta in tv dalla satira, quella che ci fa ridere o sorridere, dipende dal comico, come conseguenza del metodo utilizzato per diffonderla, perde d’impronta drammatica. Soprattutto se allo stesso tempo, da parte dei giornalisti, non viene fatta informazione seria e rilevante. Sì va bene, dopo la risata, resta l’amaro in bocca per quello che succede, ma non è la stessa cosa, l’amaro in bocca non è incisivo come la tragedia, Giulietta e Romeo alla fine non si svegliano lanciando una pillola di saggezza e moralità, no, sono morti e non c’è ritorno, e chi ha letto la popolare tragedia sa, che non resta l’amaro in bocca alla fine, ma angoscia, sofferenza, profonda tristezza e disillusione.

Il fatto che si scherzi su tutto e che nessuno faccia davvero informazione d’approfondimento seria, competente, giornalisticamente rilevante, ci porta ad alleggerire, di conseguenza, il peso di eventi serissimi, sottostimiamo i fatti che ci sfilano davanti agli occhi e non sappiamo giudicarli come dovremmo. Inoltre, siccome ci appaiono banali, spesso siamo molto meno portati ad interessarci ad essi, ad approfondire gli argomenti. Si salva solo chi di noi sviluppa un forte senso critico, gli altri, quelli che hanno strumenti cognitivi più poveri, finiscono per scendere in piazza e negare, tanto alla fine resta tutta una gran pagliacciata, tutte puttanate.