Mattini così, che partono lenti, apparentemente privi di novità. Lunedì, inizio settimana, ore sette. Niente di nuovo dal punto di vista dei vari giornali a disposizione, sebbene un articolo abbastanza decente apparso sul Corriere, e contenente un’intervista a Noam Chomsky mi abbia messo di buon umore. Vorrei solo ricordare all’autore, che definire Linguista, il fondatore della moderna linguistica e padre della neurolinguistica, che tra l’altro è anche uno dei massimi esperti di politica, prima statunitense e poi mondiale, nonché attivista, appare agli occhi di chi conosce l’eminente scienziato e filosofo, troppo approssimativo, indubbiamente riduttivo. Meglio sarebbe cucirgli addosso fin da subito la definizione di: uno dei più grandi filosofi viventi.
Chomsky, e qui mi rivolgo soprattutto a chi non ha avuto la fortuna di incontrarlo sul proprio cammino di studi o nelle proprie letture, è un personaggio incredibilmente interessante. Pochi sono gli accademici come lui, che da un lato rivoluzionano un campo di ricerca, producendo un corpus di lavori scientifici importanti e incredibilmente complessi e dall’altro si interessano e scrivono testi divulgativi di politica, sociologia e comunicazione, con una semplicità talmente evidente da renderli accessibili a tutti quanti. Ascoltarlo parlare, leggere quello che scrive, per quanto mi riguarda, rappresenta un piacere che viaggia su due binari, quello professionale, che mi lega a lui sulle tematiche associate alle neuroscienze, e quello della passione politica.
Io e Chomsky ci incrociammo nell’Aprile del duemilaquattro, in occasione della Laurea Honoris Causa in lettere che l’Ateneo Fiorentino gli assegnò per i suoi meriti scientifici e intellettuali. All’epoca ero ancora uno studente in Psicologia, avevo da poco dato l’esame di Neuroscienze del Linguaggio, ma un collega di studi, diventato poi uno dei miei più grandi amici, mi aveva prestato un paio dei suoi libri sulla questione Palestinese e sulle conseguenze dell’undici settembre e ne ero rimasto folgorato. Ci stringemmo la mano durante l’aperitivo e da quel momento ho avuto un solo desiderio, avere il tempo di parlare un po’ con lui, magari prendere un tè. Lo contattai anni dopo, quando mi trasferii a Chicago, l’idea era quella di raggiungerlo a Boston all’MIT, ma poi, diviso tra il periodo lavorativo complesso e i problemi di salute di mio padre, non riuscii mai a incontrarlo, peccato. Mi accontento di leggere le sue parole, quando esce qualche nuovo testo, qualche intervista come quella che ho trovato questa mattina sul Corriere, che ripeto non era poi così male, qualche articolo sui giornali statunitensi, un po’ più frequenti in questo periodo pre-elezioni.
Se non lo conoscete o non avete mai avuto il piacere di imbattervi in lui, vi consiglio il documentario del regista francese Michel Gondry dal titolo: Is the man who is tall happy? (2013), non è tradotto ma è disponibile con i sottotitoli in Italiano. All’interno, in un mix di registrazioni effettuate nel suo studio e disegni animati, troverete gran parte del pensiero chomskiano. Un viaggio di due ore nel suo lavoro scientifico e nell’impegno politico, molto bello e divertente, alla fine del quale potrete avere più chiara l’interazione tra cervello-pensiero-linguaggio-comunicazione-politica. Tra l’altro Gondry è pure il regista di Human Nature (2001) e Eternal sunshine of the spotless mind (2004), capolavoro da Oscar tradotto con quell’orribile titolo: Se mi lasci ti cancello.
Non vi dico quello che c’era scritto nell’intervista di questa mattina, il giornalismo sul giornalismo fa schifo, vi lascio invece il titolo di un paio di testi interessanti se volete approfondire l’argomento. Per quanto riguarda la politica: La fabbrica del consenso e La pratica della libertà e i suoi limiti (che contiene interventi anche di altri pensatori), mentre se siete interessati alla neurolinguista: Perché solo noi. Linguaggio ed evoluzione è un ottimo testo divulgativo sulla Linguistica cognitiva e sulla Neurolinguistica.
P.s. Questo pezzo può sembrare un po’ pesante per un lunedì mattina e forse lo è, ma cerchiamo di mantenerci mentalmente attivi fin dall’inizio di settimana!