Così mi incamminai, come si fa di solito, mossi il primo passo, poi il secondo, un minuto dopo ero già oltre il cancello. Ricordo che salii in auto e attraverso il parabrezza, guardai con malinconia la grande casa dall’altra parte della strada. Non ci sarei mai più tornato, nonostante meravigliosi ricordi e tanti souvenir di me, fossero rimasti imprigionati tra quelle mura, a memoria del mio passaggio, del mio non esserci più.
Ci son state scelte che non ho annunciato a nessuno, le ho prese dopo adeguata meditazione, dopodiché sono sparito completamente, tagliando i rami oramai secchi dell’albero della mia vita, costruendo un muro su alcune strade che chissà, magari un giorno, mi avrebbero portato in qualche luogo meraviglioso, ma che giunto al momento di scegliere, mi sono sembrate pressoché inutili, inferni da attraversare a scatola chiusa, senza sapere se dall’altra parte ci fosse stato davvero qualcosa per cui valesse la pena lottare, oggi col seno di poi, dubito.
La vita è il presente, non è né la partenza, né l’arrivo, piuttosto, come dicono in tanti, è il viaggio stesso e quando il dispendio di energie, il calvario, diventa troppo pesante, opprimente, per il proprio vissuto, allora meglio scegliere altre strade e distruggere le vecchie.
Quella sera, uscendo da quella casa, dove abitavo da quasi dieci anni, mi sentii come Charlemagne, davanti a me un sacco di strade a disposizione, che mi avrebbero portato ovunque, peccato che in quel momento non avessi idea alcuna sul dove volessi andare. Ci sono persone che riescono a prendere decisioni a lunga scadenza, altri che visualizzano i loro obiettivi nei prossimi cinque, dieci, vent’anni, c’è chi prende un mutuo a quarant’anni, io ammiro questa gente, fanno cose che io non riesco a fare, nel novantanove percento dei casi non riesco nemmeno a visualizzare dove sarò domani, tanto la vita mi sembra dinamica, inafferrabile, imprevedibile, tanto il tentativo di cercare una qualsivoglia stabilità nella percezione del proprio vissuto, cercando di dare coerenza al giorno dopo giorno dopo giorno, mi sembra un inutile spreco di tempo e di energie.
Quella sera salii sulla mia auto e voltai le spalle a più di venticinque anni della mia vita. Prima di farlo scrissi un biglietto, giustificando la mia scelta, provando a spiegare quello che provavo e soprattutto ringraziando per tutto quello che nel mio passato, oramai bruciato dal tempo e dallo spazio, mi era stato donato e mi era stato permesso di donare, poi premetti sull’acceleratore, persi me stesso nella notte, ancora non mi sono ritrovato.