Tu che dormivi, io che colto dall’insonnia improvvisa restavo nel letto, al tuo fianco, gli occhi spalancati ad osservare il soffitto appena percepibile, illuminato dalla debole luce che entrava dai buchetti rotondi della tapparella non completamente abbassata. Questo è il primo pensiero che mi accarezza, ogni volta che spengo la luce prima di dormire e il buio mi sommerge. Fantasmi del passato difficili da scacciare.

Trecentoventi ne contai una volta, di quei dischetti luminosi, mentre con una mano mi accarezzavo il petto e con l’altra provavo a cercarti, senza risultato. Dormivamo lontani, tra di noi solo le coperte fredde, il gelo. Ricordo che quella notte mi misi a pensare alla mia nonna paterna, Vittoria. 

Lei, che con mio nonno era stata sposata per più di cinquant’anni, non aveva passato una sola notte della loro vita insieme senza tenergli la mano – Dormire è un po’ come morire, guai a lasciarsi soli al termine della giornata, sul finire di quella brevissima esistenza lunga poco più di dieci ore… – diceva – … e poi, la notte, non si sa mai cosa può succedere…uno può morire davvero… – continuava sorridendo, malinconica. Quando mio nonno morì davvero e lei rientrò a casa, dopo il suo funerale, si sedette sui gradini delle scale e sussurrò sconsolata – E adesso? – lo sguardo triste a cercare una risposta dei presenti. La paura di dormire senza quella mano, sensazione mai provata prima, l’aveva colta improvvisamente. 

Esser presi e gettati improvvisamente in un abisso di solitudine, di separazione forzata da chi si ama, non è forse questo il più terribile degli inferni? Il dover accettare che la vita va così e allo stesso tempo dover combattere con tutto quel disastro emotivo che quella stessa naturale e normale separazione comporta, non è forse il risvolto più drammatico e lacerante dell’esistenza? Dormimmo insieme quella notte, io e mia nonna, lei cercò la mia mano, ci si aggrappò, e la strinse fin quando non sorse il sole.

Così, mentre contavo i dischetti di luce, mentre il sonno non arrivava, mentre nel silenzio della casa, interrotto da qualche rumore improvviso, dal tuo debole respiro, dal battito del mio cuore che rimbombava nel mio petto come un tamburo, ti cercavo con la mano, senza trovarti, pensai a tutto questo. Una delle notti più lunghe della mia vita, senza risveglio perché non ci fu alcun addormentamento precedente, solo io, in compagnia dei miei pensieri e poi i ricordi, il contare, il cercarti, il buio, l’inferno. 

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