Io, tu, le nostre notti, il Jazz…Chick

Stavo ascoltando, in onore dell’appena scomparso Chick Corea, il suo concerto, in coppia con Stefano Bollani, all’Umbria Jazz, e ti ho pensato. Ricordi, amico mio, lo abbiamo visto suonare due volte dal vivo, a Palais Longchamp, durante il Festival Jazz Des Cinq Continents, evento imperdibile per coloro che amano questo tipo di musica ed abitano a Marseille e dintorni. 

Mi sembra sia passato un secolo, ed ora, che ve ne siete andati entrambi, percepisco quelle due sere come una specie di sogno, qualcosa di etereo che nella realtà non è mai avvenuto, forse, nella mia immaginazione. Provo dolore, una sofferenza strana, la sua morte amplifica la solitudine scaturita dalla tua scomparsa, una ferita mai rimarginata che ricomincia a sanguinare. 

Vorrei dire di più, ma non posso, non sono ancora pronto a farlo. Quello che posso affermare con certezza assoluta, è che mi mancano quei nostri viaggi in auto, di notte, senza meta, intenti a parlare, parlare, parlare, scivolando da una suggestione all’altra, fino alle prime luci dell’alba quando, dopo aver macinato chilometri per non andare da nessuna parte, rientravamo stanchi, più mentalmente che fisicamente, a casa. 

Vorrei dire di più, ma è dura, che ci son discorsi che si evolvevano solo quando c’eri tu seduto di fianco alla guida, mentre in auto si diffondevano musiche di Miles, Coltrane, Ellington, Powell, Baker, Monk e naturalmente Corea, che tu amavi particolarmente. 

Tu e Corea, che cercasti di raggiungere dietro le quinte, per una foto, per stringergli la mano, ovviamente senza successo. Tu e Corea che ve ne siete andati entrambi, mentre io, in questo weekend che mi offre ancora pioggia e vento, mi sento un po’ più solo, un po’ più triste. 

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