Fuori dal tempo, ci sei tu…

Cammino di fianco a te, lungo i corridoi bui del tuo palazzo. Siamo bambini che si prendono per mano, siamo risa che sbattono contro i tendaggi di velluto rosso, siamo parole che fanno tremare lievemente le tele appese alle pareti, a perenne memoria dei tuoi antenati. I loro sguardi austeri ci osservano, secoli di storia fissata così, con un colpo di pennello, un colore, una firma, nota o meno, su uno degli angoli dei ritratti. Siamo passi, ticchettii che a tratti si interrompono, attutiti dai grandi tappeti che ricoprono in parte il suolo. Siamo sguardi che si incontrano, che si perdono in sorrisi, coi tuoi capelli rossi che si allungano nell’oscurità e i miei castani, che quasi scompaiono in quel buio surreale, mentre il sole estivo resta fuori, al di là dei tendaggi, a illuminare la piazza piena di gente che passeggia. 

Giochiamo a rincorrerci, alcuni arazzi appesi alle pareti attraggono la mia attenzione, mi sorprendono, somigliano in maniera impressionante al ciclo de: La dama e l’unicorno, opera fiamminga realizzata sul finire del millequattrocento. Guardo i disegni, osservo te, il loro mistero è il tuo mistero, un qualcosa che riesco soltanto a percepire, ma che non posso capire completamente. 

Mondi paralleli che si incontrano, il mio e il tuo, un wormhole di Schwarzschild che si è aperto improvvisamente, lo spazio-tempo disgregato. A conseguenza di tutto ciò, non so più se tutto questo sia presente, passato, futuro o addirittura, non sia mai avvenuto, il senso del tempo è scomparso completamente.

Così, perso in ricordi di vite che non ho mai vissuto, mi rivedo in un’infanzia passata con te, promesse mantenute, segreti confidati, fiducia, empatia, pensieri mai svelati a nessuno e tutto il tempo per crescere ancora. 

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