Mercoledì, e autunno, e malinconia…

Un punto lontano, autunno, foglie ingiallite, ore lente, di luce fioca, che sfuma rapidamente trasformandosi in buio, passo lento, passo veloce, danza oscura, praticata nell’oscurità, perforata soltanto dai fari di un’auto che improvvisamente attraversa il mio vissuto, gomma, asfalto, consistenza mentale d’autunno, consistenza sentimentale che sfuma, anticamera della fine, e poi, l’inverno.

Profili spogli, profumi bagnati, un po’ di nebbia, sonnolenza, che come ombra tenue del mio corpo, mi segue, un passo io, un passo lei, un passo io, un passo lei, oltre il prossimo istante, malinconia, angoscia, distese di umidità, marciume, estate che in lenta agonia, sfuma così, nel movimento di una foglia che cade, che raggiunge il terreno, morte, e poi, l’inverno.

Pensieri così, spari che risuonano lontani, rumore sordo, rumore morto di un corpo che cade, passerotto, starna, fagiano, eri e non eri, ero e non ero, sbriciolarsi di un battito, di un ricordo, di una vita, niente prima, niente durante, forse, niente poi, tutto prima, tutto durante, forse, tutto poi, l’inverno.

Ricordo così, pioggia, foschia, fango, un passo, un altro passo, autunno che rimbomba, umidità che dilaga, tempo che ora si allunga, ora si accorcia velocemente, a imitare la mia ombra, ora corta, ora lunga, tempo che ingiallisce, si stacca da un albero, come foglia cade, raggiunge il terreno, muore, in un passato oramai inesistente, e poi, l’inverno.

Esistenza così, un punto lontano, l’autunno, rumore, silenzio, di nuovo rumore, di nuovo silenzio, scivolar veloce del giorno attraverso ore lente, luce fioca, crepuscolo del pensiero, crepuscolo del linguaggio, io che osservo la staticità della vita, la dinamicità della morte, il cuore che batte, ora lento, ora veloce, il ventre che si gonfia e si sgonfia, sospiro, mi lascio andare, scivolo giù lungo la mia guancia sinistra, mi trattengo un po’ tra i peli della barba e poi, velocemente cado giù, due metri, terra, morte, tutto, nulla. 

Profili, profumi, la notte a circondarmi, la notte ad accogliermi, oscurità, perforata soltanto dai fari di un’auto che improvvisamente attraversa il mio vissuto, gomma, asfalto, benzina, scoppio e poi, silenzio, niente, consistenza mentale d’autunno, consistenza sentimentale che si liquefa, lacrima, e poi, l’inverno.

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